"Leggere le istruzioni prima dell'uso" di Carlo Caputo in arte Diogene.

Biennale di Venezia a Torino con l'Onorevole Vittorio Sgarbi

    

  

 

Articoli - Recensioni su Biennale di Venezia 2011-2012

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inaugurazione della rassegna torinese ce n'è per tutti, dai critici ai galleristi, ma soprattutto per la "mezza sega" di Coppola, polemicamente assente. Oltre 600 gli artisti invitati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inaugurazione della rassegna torinese ce n'è per tutti, dai critici ai galleristi, ma soprattutto per la "mezza sega" di Coppola, polemicamente assente. Oltre 600 gli artisti invitati

Una Biennale da brividi. Non certo per le opere esposte – a detta degli addetti ai lavori, né particolarmente belle né particolarmente brutte - ma a causa della temperatura polare della Sala Nervi di Torino Esposizioni, scelta dopo mille traversie da Vittorio Sgarbi come location dell’ultima tappa del Padiglione Italia della 54esima edizione della manifestazione veneziana. Un segnale, questo sì decisamente marcato, di quell’inverno della cultura dominato dall’«imbarbarimento estetico» denunciato nel recente pamphlet di Jean Clair. Nei 12mila metri quadrati va in scena, secondo le direttive dell’istrionico critico ferrarese e del curatore Giorgio Grasso, la «democratizzazione» della produzione artistica contemporanea e, forse, anche una buona dose di anarchia, viste le adesioni last minute, continuate fino a qualche istante prima dell’inaugurazione di ieri pomeriggio. Per questa ragione non esiste ancora un catalogo e neppure i cartellini delle opere: «Lo faremo dopo, quando avremo l’elenco completo degli artisti partecipanti», ha spiegato Sgarbi che, al solito, ha avuto una buona parola per tutti, a partire dallo star system («La Sandretto Re Rebaudengofarà una smorfietta snob di fronte alle mie scelte») alle «mafie di critici, galleristi e collezionisti» e più in generale a quanti l’hanno osteggiato «cui riservo un emerito vaffanculo».

 

Munifico di complimenti verso Maurizio Braccialarghe, l’assessore comunale alla Cultura «Cuore aperto» che ha offerto gli spazi (ma non il riscaldamento), molto più efficiente del suo predecessore, «il diesel cavouriano» Fiorenzo Alfieri, Sgarbi ha riservato stilettate poco lusinghiere a Michele Coppola, polemicamente assente alla vernice: «Una mezza sega da giovane, rimasta tale pure ora che è assessore». Sostituito dal consigliere regionale dei Pensionati Michele Giovine, uno che di performance “situazioniste” non è totalmente a digiuno, il Coppola pare abbia disertato la kermesse perché convinto da Luca Beatrice, suo recente mentore, sulla bassa qualità della rassegna. Anzi, sembra che l’abbia definita «una schifezza». Giovine non conferma ma si capisce che il suo è un silenzio assenso.

 

Meglio, molto meglio – a suo dire – Giampiero Leo, «un vintage di qualità». E proprio per ribadire il concetto ha soffiato a Sergio Panizza, storico valletto tuttofare del politico pidiellino, la biondona, un’infermiera del Cto, ingaggiata per alzare il tasso estetico del circo barnum leonino. Il resto è stato il solito show in stile sgarbiano. E sullo sfondo i 600 artisti.

 

 

Torino: porte aperte agli artisti con la grande Biennale targata Vittorio Sgarbi

 

Al mo

Provocatorio, singolare, poliedrico, il Padiglione Italia della 54° Biennale Internazionale di Venezia approda a Torino Esposizioni (o Palazzo delle Esposizioni, come viene chiamato in questa circostanza dall’rganizzazione), dove si chiude l'ultimo capitolo di questa edizione dedicata al 150° dell'Unità d'Italia. L'appuntamento, che s'inaugura il 17 dicembre, alle 19,30, offre un ventaglio di esperienze legate a pittura, scultura, installazioni, fumetto, fotografia e ceramica. La mostra, curata da Vittorio Sgarbi, con il coordinamento di Giorgio Grasso e la direzione artistica di Giorgia Cassini, è uno degli aspetti della Biennale che la scorsa estate era presente in anteprima al Museo Regionale di Scienze Naturali a Torino, alla Castiglia di Saluzzo e al Palazzo del Monferrato di Alessandria.

L'esposizione al Museo Regionale è nata con una serie di polemiche che hanno coinvolto Vittorio Sgarbi e l'assessore alla Cultura della Regione, Coppola. Quest'ultimo aveva messo a disposizione della Biennale i locali del Museo, che Sgarbi aveva ritenuto «non idonei». Al tempo stesso alcuni artisti torinesi avevano declinato l'invito del curatore, non volendo partecipare a una mostra «per nulla rappresentativa del panorama artistico regionale».

Quei rifiuti avevano suscitato la vivace replica di Sgarbi: «Avevo in mente una mappatura dell’arte del territorio... Non è possibile che la situazione artistica di una regione come il Piemonte sia rappresentata da 25 artisti se tutto va bene...». Detto, fatto. Sgarbi ritorna a Torino con il suo progetto-censimento, ma con oltre seicento artisti piemontesi e non, che «occupano» Torino Esposizioni, perchè ha «scelto di dare spazio a chi, pur meritandoselo, rimane troppo spesso nell'ombra e a chi, per mancanza di spazio, non è potuto essere a Venezia». Per «concedere agli artisti la dignità della propria esistenza», la possibilità di mettersi in gioco aderendo a una «rivoluzione contro le ipocrisie e contro il sistema» del mondo dell'arte. Una mostra, quindi, certamente diversa dal passato, aperta «democraticamente» a moltissimi artisti, che ha creato polemiche tra sostenitori e detrattori, tra chi non è stato invitato e chi pensa che non sia il caso di esserci.

Per Torino, Capitale dell'Arte Contemporanea, è stato riservato «il massimo delle iniziative », afferma l'assessore alla Cultura di Torino, Maurizio Braccialarghe. La città, dice, «è in grado di offrire ospitalità a una grande manifestazione. L'idea di avere e concedere uno spazio per la selezione di Sgarbi mi sembrava un’occasione positiva. Non entro in merito delle scelte che sono di pertinenza del curatore». Tra queste, susciterà altre polemiche quella dell' ex brigatista Adriana Faranda: «La includo perché realizza fotografie creative con allusioni alla Magritte. Come artista, è al di sopra della soglia dell'esistenza », spiega lo Sgarbi impavido.

LA MOSTRA E GLI ARTISTI. I 12 mila metri quadrati della Sala Nervi, messi a disposizione dal Comune, ospitano un'esposizione che, sostengono gli organizzatori, ha un costo tra i 50/60 mila euro (si parlava in precedenza di 150 mila euro), coperti da sponsor privati, mentre i contratti pubblicitari, la vendita dei cataloghi (usciranno a fine mostra), la partecipazione degli artisti ad alcune spese contribuiscono all'iniziativa, come pure l'impegno gratuito dei collaboratori che operano al progetto Sgarbi.

Nessun finanziamento è stato richiesto o fornito dal Comune. Per quanto riguarda la lista degli artisti, sarà «completa solamente il giorno dell’inaugurazione». Intanto, in attesa delle adesioni ufficiali, si conta la presenza di Ugo Nespolo, che espone il quadretto «Sboetti. Che cazzo vorresti»». «Una piccola partecipazione - ha detto - ironica e possibilmente pungente, un messaggio indirizzato a qualcuno (il signor V.)». Dal messaggio criptato dell’artista neo-presidente del Museo del Cinema, si arriva al dipinto «San Martino vescovo» di Enrico Colombotto Rosso, alle pagine pittoriche di Tullio Pericoli e Flavio Costantini, all'insolito «Gianni Agnelli» di Enrico Robusti e alla «Cover» della fumettista Barbara Zucchi, sino alle fotografie di Giordano Morganti («Ritratto nell’erba »), Dario Reteuna, Mauro Villone e Enrico Aliberti.

S'incontrano, inoltre, Pietro Gallina (ritratto di «Santo Alligo»), il ragazzo disegnato da Milo Manara, le procaci figure femminili di un altro fumettista, Eleuterio Serpieri, e ancora il ceramista Roberto Giannotti e i personaggi dello spettacolo imprestati all'arte figurativa: dal cantautore Ivan Cattaneo al musicista Andy, già Bluvertigo, all'attoreimitatore Dario Ballantini di «Striscia».

COLORE, MATERIA, IMMAGINI. Proseguendo si «scoprono» l'egiziano Medhat Shafik, Nicola Bolaffi e Daniele Fissore; le composizioni di Claudio Rotta Loria, Licinia Mirabelli, Gian Cravero, Sigis Vinylism, Angelo Barile e l'opera intermediale di Carina Aprile. Troviamo, poi, Claudio Magrassi, Sabrina Milazzo, Marcella Tisi, Xel, esponente della Street Art torinese, e Davide Puma, Massimiliano Petrone, Piera Luisolo, Diego Scursatone e la natura morta «Silenzio» di Luisa Albert. Con gli scultori Marco Jaccond, Brunivo Buttarelli e Massimo Sansavini, si ricorda l'installazione interattiva di Vincenzo Marsiglia. Nell'area della grafica, illustrazione e fumetto, si individuano le immagini di Andrea Barin, le «Bambine cattive» di Titti Garelli e Franco Balan, Marco Cazzato, Angelo Stano e Franco Bruna con il «Gatto di Umberto Eco». Le ceramiche sono firmate, tra le altre, da Stefano della Porta, Giorgio Laveri, Cristiano Piccinelli e dal faentino Giovanni Cimatti.

PADIGLIONE TIBET. Dopo Venezia viene riproposto, a cura di Ruggero Maggi, il Padiglione Tibet: «Il padiglione per il Paese che non c'è», che «è già Arte nella sua concezione».

CONFERENZA. Nell’ambito della Biennale, domenica 18 dicembre, alle 11,30, a Palazzo Nervi, è in programma una conferenza di Vittorio Sgarbi provocatoria fin dal titolo «L'arte non è Cosa Nostra». presiede Giorgio Grasso.

BIENNALE DI VENEZIA-PADIGLIONE ITALIA
TORINO ESPOSIZIONI CORSO MASSIMO D'AZEGLIO 15/B
Orario: martedì-domenica ore 14-22, lun chiuso.
Dal 18/12 al 30/1. Ingresso libero.

mento sono quasi 700, ma il loro numero di qui a sabato prossimo, data fissa­ta per il vernissage, potrebbe anche aumentare perché le porte della Sa­la Nervi di Torino Esposizioni ri­marranno aperte agli artisti fino all'ultimo. È la "Biennale" targata Sgarbi, quel Padiglione Italia, idea­to nel segno del Centocinquantesi­mo dell'Unità d'Italia, che il curato­re di Ferrara ha voluto chiudesse proprio a Torino, «la città più versa­tile e aperta all'arte contempora­nea », la sua vetrina sulla creatività italiana.

Si inaugurerà, con Crona­caQui mediapartner dell'iniziativa, con due giorni di anticipo rispetto alla data annunciata in precedenza l'ultimo capitolo della 54esima edi­zione della Biennale di Venezia, l'Internazionale d'Arte diretta da Bice Curiger che nella città laguna­re ha chiuso i battenti il 27 novem­bre scorso. La mostra all'ombra del­la Mole, in programma fino al 30 gennaio prossimo, ospiterà artisti non solo del territorio ma da ogni parte d'Italia. Ci saranno nomi noti e meno noti e anche qualche curio­sità, come Dario Ballantini, l'imita­tore di Striscia la Notizia, il musici­sta Andy, ex dei Bluveertigo, il can­tautore Ivan Cattaneo.

Una cin­quantina circa quelli torinesi. Tra questi Ezio Gribaudo (con tre qua­dri), Enrico Colombotto Rosso, An­gelo Barile, Daniele Fissore, Gior­dano Morganti, Nicola Bolaffi, Moi, Xel, Alberto Lanteri, oltre ad emer­genti come AnnaMaria Nagy. «Una Biennale rivoluzionaria - chiosa Giorgio Grasso, coordinatore gene­rale della sede torinese dell'esposi­zione -, che porta la democrazia nel mondo dell'arte perché dà a tanti artisti la possibilità di esporre » . «Una Biennale che non sarà noiosa ­assicura Sgarbi - perché non è fi­nanziata dallo Stato, diversamente da quella di Curiger. Qui non ci sono soldi dei contribuenti».

Insomma, una Biennale assoluta­mente fuori dagli schemi: senza un catalogo - «Lo faremo dopo - spiega Sgarbi - quando sapremo chi sono gli artisti che hanno esposto» -, con un alto numero di artisti - «Chi ha detto che devono essere pochi? Non ci sono solo i soliti Pistoletto, Fon­tana, Burri, ci sono anche Gian Fi­lippo Usellini, Leonardo Cremoni­ni, Francesco Sena» -, e dove per gli stessi l'unico criterio di selezione è stato, è ancora Sgarbi, «la dignità del loro lavoro». Qui troveranno spazio forme artistiche di ogni tipo. «Ci sarà di tutto - sottolinea Grasso ­, non solo pittori e scultori, ma cera­misti, illustratori, installatori. An­che questa è arte».

Così nei 12 mila metri quadri del Padiglione Nervi di Torino Esposizioni accanto alle sculture di Brunivo Buttarelli e di Ruben Esposito, alle pitture di Claudio Magrassi, di Max Marra, di Michele Giannattasio, di Franco Ta­rantini si potranno ammirare le ce­ramiche di Roberto Giannotti, i fu­metti di Barbara Zucchi, le creazio­ni dell'artista intermediale Carina Aprile, le installazioni di Vincenzo